“La Forma delle Cose” di Neil La Bute

Regia di

Francesco Piotti

Con

Manuela Zero, Gianfranco Terrin, Stefano Moretti, Angela Pepi

La scena si apre in una mostra d’arte. E’ lì che si conoscono, in maniera apparentemente fortuita, Adamo (Gianfranco Terrin) ed Eva (Manuela Zero). Lui è uno studente universitario un po’ impacciato e non proprio attraente che lavora per guadagnare qualche soldo come guardiano alla galleria d’arte in questione. Lei è una brillante studentessa dell’accademia dell’arte in procinto di scrivere la propria tesi di laurea. Si conoscono così: Lei supera coscientemente la linea di distanza di sicurezza di una statua e sta per compiere un atto vandalico contro l’opera d’arte rea di essere “artefatta”. Lui interviene per fermarla, ma rimane sempre più affascinato dalla sua personalità sovversiva, dalle lusinghe e dalla sua bellezza, tanto che si lascia scrivere con lo spray il numero di telefono di lei sulla sua giacca preferita e se ne va con la promessa di rivedersi ancora. E’ un gioco da ragazzi per Eva arrivare con successo in fondo al suo intento: disegnare con lo spray un enorme pene sul busto della statua.

E’ così che Eva inizia a frequentare assiduamente Adamo, ci si fidanza, ci fa all’amore e progressivamente lo cambia: lo trasforma nei modi di fare, nell’aspetto fisico, nel modo di vestirsi e di parlare, facendolo sentire “migliore” oltreché perdutamente innamorato.

Eva conosce anche i due amici più stretti di Adamo, Filippo (Stefano Moretti) e Jenny (Angela Pepi), una coppia di fidanzati apparentemente appagati, ma con molte infelicità represse, che verranno messe a nudo, fatte esplodere, modificando radicalmente i legami di coppia e di amicizia che parevano immutabili.

Un uragano sensuale, imprevedibile e rivoluzionario si abbatte sulle vite di Adam, Filippo e Jenny.

Ma è davvero casuale il loro incontro? E’ soltanto amore quello che prova Eva per Adamo? O Eva ha un piano più profondo, un compito da portare a termine?


NOTE DI REGIA

Uno spettacolo che si interroga su cosa sia l’arte e, in particolar modo, l’arte contemporanea. Quali sono i processi artistici, la loro natura “artefatta” e pure capace di essere specchio del reale, sincero motore del cambiamento.

I personaggi si muovono sopra il palco come se fossero loro stessi opere artistiche, diretti artefici, loro malgrado, del processo creativo e artistico in atto.

In questo quadro meta-teatrale si svolge la messa in scena della spietata-esplosiva commedia d’amore e di amicizia di Adamo, Eva, Filippo e Jenny. I loro mutamenti, sia fisici che psicologici, sono come fossero materia scultorea da modellare, ridefinire, modificare per creare un’opera nuova e una realtà nuova.

Un’ Eva in versione Deus-ex Machina delinea lo spazio nel quale mettere in scena gli eventi e il meccanismo drammaturgico dei loro personaggi. Modifica in maniera profonda e irreversibile i loro rapporti e il loro stesso esistere in quanto esseri umani protagonisti della vita reale, visti attraverso lo specchio deformante del teatro.


Foto DI SCENA

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